Fine vita in Veneto. Una Legge che rimette al centro la dignità della Persona

2026-9 Mani

Fine vita in Veneto. Una Legge che rimette al centro la dignità della Persona

Il dibattito sul fine vita tocca le corde più profonde e intime della nostra esistenza, muovendosi sul delicato confine tra etica, diritto e sanità.
Con la recentissima approvazione della Legge Regionale 8 settembre 2026, n. 17, il Veneto è diventato la quarta regione in Italia a dotarsi di una normativa specifica in materia, disciplinando le procedure e i tempi per l’assistenza al suicidio medicalmente assistito.

Come O.I.S. Italia – Organizzazione Italiana per la Salute, riteniamo fondamentale analizzare questo provvedimento mettendo al centro la salute intesa nel suo significato più alto: la tutela globale della persona.

Perché la legge regionale era necessaria: il contesto nazionale

L’intervento legislativo della Regione Veneto non nasce da una scelta ideologica isolata, ma da una concreta e indifferibile necessità amministrativa dettata dall’attuale quadro normativo nazionale.
In Italia, il diritto all’aiuto medico al suicidio è già sancito a livello nazionale per effetto della storica sentenza n. 242 del 2019 della Corte Costituzionale (il cosiddetto caso “Cappato\DJ Fabo”).
Tuttavia, in assenza di una legge quadro del Parlamento italiano, le strutture del Servizio Sanitario Nazionale si sono trovate per anni a gestire le richieste dei pazienti terminali in un vuoto di regole procedurali. Questo determinava tempi incerti, dispersioni di competenze e il rischio di risposte difformi o arbitrarie sul territorio.
La legge veneta era dunque indispensabile per colmare questo vuoto organizzativo locale, garantendo percorsi uniformi, risposte in tempi certi e massima trasparenza sia per i malati e le loro famiglie sia per gli operatori delle Ulss.

I punti fermi: la tutela della persona e il valore della vita

Il testo finale approvato dal Consiglio regionale, profondamente integrato da una serie di emendamenti volti al favor vitae, introduce precisi e rigorosi meccanismi di salvaguardia per la persona e per la sua dignità:
• Centralità e parere del medico palliativista: La norma non crea scorciatoie. Qualora arrivi una richiesta di suicidio assistito, scatta l’obbligo di informare capillarmente il paziente sull’esistenza e sui benefici delle cure palliative. La valutazione clinica prevede il ruolo chiave e il parere rafforzato dello specialista in cure palliative, per assicurare che il dolore sia trattato con ogni mezzo medico disponibile.
• Valutazione etico-scientifica rigorosa: Ogni singolo caso deve ricevere il previo parere vincolante del Comitato bioetico regionale e di una commissione medica. Questo garantisce che vengano scrupolosamente accertati i requisiti invalicabili della Consulta: irreversibilità della patologia, sofferenze intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di intendere e di volere del richiedente.
• Supporto psicologico e ascolto: Viene strutturato un percorso obbligatorio di accompagnamento e sostegno psicologico per il malato, estendendo le tutele anche alla sfera emotiva e relazionale.
• Autosomministrazione e obiezione di coscienza: Il farmaco deve essere categoricamente autosomministrato dal paziente (escludendo forme di eutanasia attiva, che restano illegali nel nostro Paese). Parallelamente, viene pienamente riconosciuto e tutelato il diritto all’obiezione di coscienza per tutto il personale sanitario.

L’auspicio per il futuro: implementare i servizi a tutela della vita

Se da un lato la regolamentazione burocratica offre certezze e dignità nei momenti del dolore estremo, dall’altro la vera sfida per una società solidale risiede nel non lasciare mai indietro nessuno.
L’approvazione di questa legge deve rappresentare un forte stimolo politico e sociale per un radicale potenziamento della rete delle cure palliative e della terapia del dolore sul territorio regionale. La speranza di O.I.S. Italia è che le istituzioni investano con rinnovato vigore in strutture protette (Hospice), nell’assistenza domiciliare integrata e nella formazione di personale specializzato. Solo attraverso una rete di supporto capillare, efficiente ed empatica possiamo garantire che la scelta del paziente sia sempre libera e mai condizionata dalla solitudine, dalla mancanza di assistenza o dalla paura della sofferenza. Preservare la dignità della vita significa, prima di tutto, garantire a ciascuno il diritto di essere curato, assistito e accompagnato con amore fino all’ultimo istante.

 

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